Il congiuntivo non deve passare di moda



Inorridisci di fronte al modo indicativo quando va espresso un dubbio, un desiderio e una possibilità? 
Il modo congiuntivo è una delle forme verbali più belle che la lingua italiana abbia mai avuto; ti permette di esprimere al meglio i pensieri.
Il congiuntivo va difeso e preservato ed io, nel mio piccolo, faccio parte di quella piccola e timida sacca di resistenza a protezione della lingua italiana.







Dalla certezza alla possibilità.

voce del verbo adducere








C'era una volta il libretto delle giustificazioni

In età adolescenziale, complice la tempesta ormonale e il desiderio di sentirsi uguali agli altri, si diventa bravissimi nell'inventare giustificazioni scolastiche e nel non farsi scoprire quando si bigia la scuola.
La predisposizione a marinare la scuola è,forse, l'unica cosa in cui i ragazzi ricchi non si distinguono da quelli poveri. Mentre le prestazioni scolastiche risentono molto dello svantaggio o vantaggio sociale, quando si tratta di saltare il compito in classe o di creare giustificazioni assurde, i ragazzi tornano tutti uguali!
Insomma, fare fughino rientra nel percorso fisiologico di crescita; un gesto di disobbedienza alle regole che non chiede, e soprattutto non ottiene, il benestare dei genitori.
Al liceo conoscevo persone specializzate nell'arte della menzogna e nel riprodurre le firme dei genitori.
I bagni erano i loro uffici e in cambio della loro prestazione si accontentavano del pezzo di pizza incartato con amore da tua madre oppure il prestito delle cassette musicali a nastro.
Nel compilare il libretto delle giustificazione si sfoderavano doti creative nell'inventare motivazioni che avevano impedito lo studio o per evitare quei trentacinque minuti di corsa sul posto durante l'ora di ginnastica:
-Prof sono indisposta-
- La prego di voler giustificare mia figlia in quanto, nell'atto di bere il latte, le è entrato nel naso e siamo dovuti andare in ospedale-
Sicuramente nel passato per noi "over"era più semplice bigiare la scuola;avevamo un semplice libretto delle assenze e non esisteva il registro elettronico che, oggi, avvisa immediatamente la famiglia dell'assenza.
Qualche anno fa, alla ricerca dei libri presso un mercato dell'antiquariato di Bologna, ho scovato un vecchissimo libretto delle giustificazioni datato 1923.
Il libretto in questione era dell' Istituto Magistrale parmense "Albertina Sanvitale" e stampato dalla La <Bodoniana> Tipografia Mutilati.
Il libretto compilato apparteneva a Luisa Carnevali, una ragazza di classe Quinta B, del corso superiore.
La maggior parte delle giustificazioni compilate erano per l'ora di Ginnastica con causa di indisposizione...
questa parola mi è sempre piaciuta in quanto elegante e rispettosa della privacy.


Vetro di Murano certificato, acciaio e caucciù










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Il nuovo sapore della letteratura

Nel mio passato, la scuola è stata una sala di tortura.
In uno scenario di malinconia e incomprensione come potevo amare la letteratura?
Ricordo ancora l'ansia del lunedì mattina; la voce stridula della professoressa di latino e italiano mi faceva pulsare le tempie e il suo alito di caffè e fumo era in grado di raggiungermi superando tre file di banchi. 
Dei professori, e più in generale del loro metodo didattico, mi infastidiva il dover memorizzare ciò che altri autori avevano desunto dalla lettura delle opere più importanti.
Mi chiedevo:
- Perché non posso semplicemente leggere l'opera e fare  considerazioni personali?
  Perché devo scomporre e sezionare un brano come se fossi un chirurgo? -
Obbligata ad analizzare in profondità i brani antologici venivo privata della possibilità di leggere con leggerezza: un vero peccato mortale.
Ecco perché ci si ritrova prima dell'interrogazione a saltare parte del tomo e a raggiungere le ultime pagine per scoprire se Renzo e Lucia siano riusciti finalmente a sposarsi.
Durante il periodo universitario è scattato qualcosa in me: ferma davanti agli scaffali di un bar-libreria, il mio occhio si è soffermato sui Promessi Sposi ed in me si è insinuata una domanda:
-Come sarebbe stato leggere un libro per scelta e non per imposizione?-
Finalmente avrei potuto gestire quel tomo a mio piacimento.
Con il tempo e la libertà di scelta ho riscoperto il gusto nella lettura dei grandi classici e scelto la professione dell'insegnamento. Con umiltà cerco di non ripetere gli errori metodologici dei miei docenti includendo anche la mentina in bocca prima di entrare in classe!
A fine lezione, dopo aver rispettato la programmazione ministeriale, mi diverto a far stridere le immagini dei personaggi delle grandi opere classiche con i tempi moderni e a distanza di venticinque anni, resto tuttora con la Mia considerazione:
fossi stata in Lucia sarei fuggita con l'Innominato.



I Promessi Sposi
La monaca di Monza


Gertrude
Per colpa di un sì

I Promessi Sposi
S.Lattes Editori
1940






Proemio dell'Odissea
« Narrami, o musa, dell'eroe multiforme, che tanto

vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia:

di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,

molti dolori patì sul mare nell'animo suo,

per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.

XV edizione Mondadori 1950, Edizioni scolastiche.




《Avanti Signori e Signore! Premi per tutti e non biglietti a vuoto; perché pochi vincono, ma quanto al resto, perdinci! 》




Altri poeti tentarono la continuazione dell'Orlando Innamorato, ma nessuno riuscì a condurla alla conclusione così splendidamente come seppe fare, con la sua opera, Ludovico Ariosto
Orlando Furioso L. Ariosto Mondadori 1942








PANEM et CIRCENSES
Giovenale. Satira. X81




Hic sunt leones
Libro di carte geografiche
1931









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Il mito di Ero e Leandro

Con i continui sbarchi di profughi sulle coste del Mediterraneo, sorge spontanea la domanda su cosa sia oggi l’Europa e ci si interroga sul suo passato e sulla sua origine.
In questa direzione va la riflessione verso il Mito di Ero e Leandro, nato e sviluppatasi nel Mar Mediterraneo.

Ero e Leandro sono i protagonisti della tragica vicenda narrata da Ovidio nelle “Eroidi”.
Di loro si narra che Ero era una giovane sacerdotessa di Afrodite presso Sesto, mentre Leandro era un romantico e impavido abitante di Abido, ubicata sull'altra riva dell'Ellesponto.
Il primo incontro tra Ero e Leandro avvenne in occasione di una festa organizzata in onore di Afrodite.Tra i due giovani scoppiò subito un amore intenso e cocente ma Ero, avendo deciso di dedicare e consacrare la propria vita alla capricciosa dea dell'Amore di cui era sacerdotessa, fu costretta a mantenere segreta la passione che la legava al giovane Leandro. I due escogitarono un piano per riuscire ad incontrarsi clandestinamente e concedersi l'una all'altro: Leandro, infatti, con il favore di una luce posta sulla finestra dell'amata, ogni notte attraversava l'Ellesponto a nuoto, fino a raggiungere l'altra sponda in cui abitava Ero.
Ero, per aiutarlo ad orientarsi, ogni sera accendeva una lucerna, ma in una notte di tempesta la lucerna si spense e Leandro morì tra i flutti
Ancora oggi miriadi di lucerne continuano a spegnersi nel Mediterraneo e come Ero con il suo amato, anche le Guardie Costiere all’alba avvistano i corpi senza vita sulla spiaggia.
Il Mare diventa così il ventre della balena che inghiotte vite con un passato, il cui presente è stato annientato e a cui il futuro è stato negato. Ma se Virgilio o Ovidio avrebbero imputato la tragica fine dei loro personaggi al fato, qui le cause sono da ricercare solo ed esclusivamente nell’Uomo, nei suoi Governi e nelle sue Politiche.
Leandro rimase in acqua, senza punti di riferimento utili e andò incontro ad una terribile morte per annegamento.
Il giorno seguente, Ero scoprì il cadavere dell'amato e, vinta da un'insopportabile morsa di dispiacere e dolore, si tolse la vita gettandosi giù dalla torre.
Così dal tema delle migrazioni il passo è breve nella volontà di raccontare un viaggio epico
A cosa sono valsi i secoli di migrazioni in un Oggi in cui la cara e vecchia Europa appare una landa desolata e completamente alla deriva in cerca di un’identità in cui riflettersi?



Ero e Leandro a teatro





libretto da cui sono state prelevate perle d'amore



















gemelli da uomo

















La strada a ritmo lento


Il mio amore per la bicicletta è sbocciato a Bologna; nel passato l'associazione mentale bici-fatica era dovuta al luogo in cui vivevo perché le strade che si presentavano ai miei occhi erano irte e spesso i paesini si trovavano in cima a salite per me improponibili.
Nel 2002 decisi di trasferirmi in questa splendida città e una cara amica mi consigliò di portare quella vecchissima bici rossa che durante l'infanzia era utilizzata per fare dei piccoli giri in campagna.
<Mhhh, fatica, traffico, mi investiranno subito!> pensai.
Ed invece il passo è stato brevissimo: presenza di ciclabili, poter accedere nel centro storico senza problemi, una grande riduzione di tempi nel raggiungere il luogo di lavoro.
La cosa più bella è stata però scoprire la città in bici;un vero e proprio mezzo culturale per conoscere a fondo la gente, vedere con occhi diversi le strade che si percorrono e le realtà dei vicoli che si attraversano.
In bici scegli la lente di ingrandimento della lentezza; nella mia mente resta vivo il ricordo del sottile fascio di luce generato dalla dinamo che rendeva ancor più suggestivo il vicolo che stavo attraversando. L'aderenza del pneumatico al tappo rigato mi dava la sensazione di intorpidimento ed intorno a me la città si stava addormentando.
Nel 2012 scoprii l’associazione Salvaiciclisti di Bologna,un gruppo di ragazzi impegnati nel dibattito pubblico sulla mobilità urbana e promotore di campagne di comunicazione in difesa del ciclismo urbano.
Con loro ho conosciuto il piacere del viaggio in bici ed ho trovato una famiglia in cui riconoscere i miei valori e il desiderio di libertà.
Scoprii la sensazione delle dita gelate sulle manopole in inverno, il profumo dei tigli in estate e quel vento che pedalando ti accarezza i capelli. Scoprii il gusto delle partenze all'alba e il suono delle canne di bambù che si urtano passando tra i sentieri.
Negli anni a seguire nasce un luogo a me molto caro: Dynamo, la Velostazione di Bologna; non solo un posto dove parcheggiare la bici in sicurezza, ma un luogo di incontro eterogeneo e partecipato per costruire l’identità di una Bologna in movimento,collaborativa e sostenibile.
In questo post non è mia intenzione elencare tutte le attività e collaborazioni che lo spazio propone, ma voglio consigliare di entrarvi, soprattutto ora che la città è calda come un forno, e di regalarvi una pausa contemplativa all'interno di questa storica struttura. Dynamo occupa i locali del Pincio, l'interno della scenografica scalinata di accesso alla Montagnola che fu progettata da Tito Azzolini e inaugurato nel 1896.
I grandi locali sotto la scalinata, durante la seconda guerra mondiale, furono adibiti a rifugio antiaereo ed ancora oggi qualche umarel passa per farci visita e con grande emozione ci racconta di queste mura spesse che hanno visto nascere amori, nuove vite e versare lacrime per le perdite avute in città. Questi tunnel hanno protetto più di 2000 bolognesi dalle bombe.
Curiosando tra le vetrine scoverete la linea “Geografia” di D'animo, il cui ricavato della vendita andrà in favore delle campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza in strada.
Buon giro!



 La rigenerazione del luogo: volontari al lavoro





L'orientamento alla luce del sole
Guida didattica per maestri
Edizione Atlas 1980











  



 
 Cartina stradale del 1960




Campagna di prevenzione "Basta morti in strada"
 Salvaiciclisti Bologna




Cartina del 1960







Servizio "BiciViaggiare"




Cartina stradale 1960












Illustrazioni grafiche "Il cittadino italiano 1952"




Per una nuova mobilità.





Atlante Minerva 1966




Istituto italiano edizioni Atlas 1978
Sussidiario di classe quarta elementare.
"quando la geografia aveva un posto di tutto rispetto nella scuola"